venerdì 19 giugno 2015

RICORRENZA SPECIALE PER L'U.S. CALCIO MONTENERO

MONTENERO: UN SOGNO DIVENTATO REALTÀ!
Il 19 giugno 2005 l'U.S. Calcio Montenero otteneva la sua prima storica promozione in Serie D!
Foto ricordo prima della finale del 19 giugno 
Sono passati 10 anni da quella domenica di giugno rovente di caldo e di passione in cui un'intera comunità si stringeva attorno alla squadra rossoblù per spingere il cuore oltre l'ultimo ostacolo. Per andare in Serie D, al Montenero serviva una vittoria con almeno due gol di scarto contro i siciliani del Villafranca Tirrena... E le attese non furono tradite!
Festeggiamenti in piazza!
Vogliamo ricordare con gioia questo momento perchè è una parte importante della storia calcistica di Montenero, di cui oggi anche noi dell'ASD Amatori Montenero facciamo parte ed anche perchè molti di noi hanno contribuito con il loro impegno e la loro dedizione a scrivere un pezzetto di questa storia. E non parlo solo di chi ha fatto parte dell'U.S. Calcio Montenero 2004/2005 come Flavio Benedetto, Corrado Catalli, il sottoscritto e, inizialmente, anche Peppe Taddeo e Luca Borrelli, ma anche di chi ha sudato e lottato per la maglia rossoblù dalle giovanili alla prima squadra, ottenendo una promozione dopo l'altra per arrivare in Eccellenza e raggiungendo traguardi di prestigio in ambito regionale (come la conquista di 2 Coppe Italia) ed interreggionale (come gli sfortunati spareggi playoff per la conquista della Serie D nei quali il Montenero è uscito sempre a testa alta). Tra i tanti, menzioniamo Daniele D'Aulerio perchè, prima di essere il nostro capitano, è stato Il Capitano del Montenero Calcio per diversi anni.
Il sodalizio montenerese, guidato dall'allora Presidente Alfonso Gentile, otteneva per la prima volta il pass decisivo per approdare nel Campionato Nazionale Dilettanti, realizzando un'impresa inimmaginabile ad inizio anno. Sotto la guida tecnica genuina e professionale di un altro montenerese, Gianni Borrelli, tanti giovani della "Cantera" rossoblù come Silverio Benedetto, Nicola Gentile, Gerardo Del Gesso, Daniele Barbieri, Denis Fastidio, Carmine Zappitelli, Marco Dragani, Manuel Ruggeri, Lorenzo Palombo, Danilo Sappracone, Alessio D'Ascenzo, Patrizio Raspa, Alessandro Iuliani, Aurelio Mattiaccio ed i "compaesani naturalizzati" Ajad e Puka (e, nella prima parte, anche Michele Silverio), "conditi" dall'esperienza e dalla qualità di Angelo Ferro, Roberto Antonaci, Marcello Iannacone e Gigi Morello ma, soprattutto, "amalgamati" alla perfezione da un grande leader e capitano come Claudio Sabatino, battendo per 3-0 il Villafranca Tirrena hanno messo la ciliegina sopra una torta squisitissima già di per sè. Si, perchè l'obiettivo iniziale era l'approdo ai playoff regionali. Ma, si sa, l'appetito vien mangiando...
Capitan Sabatino portato in trionfo!
Della bellissima cavalcata di quell'anno tutti sicuramente ricordano risultati e classifiche, per questo io voglio ricordare qualcosa che va oltre i numeri, alcuni episodi che fanno dei numeri un sublime contorno, quelle situazioni che rendono meno spiacevoli anche le sconfitte, come il miglior calcio amatoriale!
Data la "serietà del gruppo", bisognava creare un marchio di fabbrica adeguato, qualcosa che ci ricordasse che eravamo un'allegra brigata e che, al tempo stesso, ci desse la carica necessaria per affrontare le partite. E così nacque l'urlo prima di entrare in campo "E per noi... ITALIA UNO!" Copyright Claudio Sabatino... e chi sennò!
Ricordo ad esempio che ad inizio anno, Emanuele, Antonello, Giovanni, Antimo e gli altri ragazzi del gruppo BlackMount fecero stampare dei libretti con il calendario del campionato regalandone uno a testa a tutti i componenti della squadra. Per me fu un dono bello ed inaspettato che mi accompagnò tutto l'anno. Un altro bel dono, invece, lo ricevemmo da un nostro compagno di squadra: il campione "tuttofare" Roberto Antonaci. Ci diede subito prova della sua grande umiltà e generosità preparando un cartoncino plastificato con su scritto nome e numero di cellulare di ogni giocatore, su sfondo rigorosamente rossoblu. Come a dire "Non abbiamo scuse per non tenerci in contatto. Prima che in campo, siamo squadra fuori!".
La curva rossoblù
Ricordo poi che, di ritorno da Agnone, dopo aver perso immeritatamente per 1-0 con una diretta concorrente alla corsa playoff, Peppe Taddeo fermò improvvisamente la sua auto a bordo strada perchè scorse lì vicino degli alberi di mele, che ci fermammo a mangiare. Lo so che non si fa, però quant'erano buone...
Ricordo i tanti "torelli" (n.d.r. per chi non lo sapesse, il torello è un gioco in cui un giocatore sta al centro cercando di prendere il pallone che gli altri giocatori, disposti in cerchio, si passano fra di loro) dove ci impegnavamo al massimo per far pagare pegno al giocatore al centro e rimpinguare così il fondo cassa che usavamo spesso per comprare il grasso per le scarpette.
È noto anche che i calciatori sono molto "acculturati" e così ebbi l'idea di raccogliere tutte le "perle di saggezza" declamate durante gli allenamenti dai tanti "filosofi" della squadra. Ne venne fuori una discreta raccolta che oggi ho il piacere di rendere pubblica perchè dopo 10 anni tutti i "reati" vanno in prescrizione...


Ricordo poi che, a fine anno, il mister ebbe difficoltà con gli orari di lavoro e per questo spostammo l'inizio degli allenamenti. Per farci trovare già pronti per il lavoro iniziavamo da soli il riscaldamento e Roberto Antonaci rese divertentissimo quel momento preparando una rete da calcio-tennis con una vecchia da pallavolo. Che sfide!
Altre sfide entusiasmanti giocate, però, a tavolino erano le rituali partite a tressette dopo il pranzo pre-gara. Il "classico", la sfida che non mancava mai, era quella tra la coppia dei cugini Silverio e Flavio Benedetto ed "I gemelli" (tipo Joe Pesci e Schwarzenegger...) Nicola Gentile e Corrado Catalli. Le ore che precedono una gara possono diventare infinitamente pesanti se vissute con eccessiva concentrazione. Per me erano piacevoli e serene fino al momento di spostarsi al campo, da lì in poi si pensava solo alla partita.

Come non ricordare poi la finale dei playoff regionali col Termoli, disputata al Selvapiana di Campobasso dove io e Nicola Gentile arrivammo con lo scooter che avevo preso in prestito da mio padre perchè mi ero fermato prima dai miei. Credendo, forse, di essere di fronte a due furbetti che volevano vedere la partita senza pagare, il custode dello stadio non voleva farci entrare e così dovemmo aspettare l'arrivo del resto della squadra per attraversare il cancello... Effettivamente non sembravamo affatto una squadra "da finale", eppure... La foto ricordo a fine gara che ci scattarono è una cartolina perfetta!
Che squadraccia...
Per non sminuire, comunque, la parte prettamente calcistica, devo precisare che il mister preparava molto bene gli allenamenti e noi ci impegnavamo tantissimo durante la settimana. Non a caso abbiamo avuto un'ottima tenuta atletica fino al 19 giugno, mentre tutte le altre squadre già erano in vacanza...
Ogni traguardo è frutto di un percorso costruito con sacrificio e dedizione, disseminato di mine che hanno il volto delle sconfitte e delle delusioni, ma alimentato dalla passione e dai sogni, ingredienti fondamentali per renderlo trionfale. Ed io ricordo con immenso piacere il calore e la passione che la gente di Montenero ci faceva sentire dagli spalti, anche in trasferta: riconoscere dal campo amici o parenti che, rinunciando ad un comodo pomeriggio sul divano, ti avevano seguito per sostenerti, incuranti delle temperature gelide o torride, ti dava una marcia in più! E che dire poi delle trasferte finali a Genzano di Lucania o in Sicilia, per l'andata della finale, 200 Monteneresi sul traghetto... Stupendo!
Sul traghetto per la Sicilia...
Infine voglio ricordare quello che secondo me fu l'ingrediente principale di questo capolavoro: "la materia prima nostrana"! Emblematica fu la doppia sfida con lo Sporting Genzano, squadra della Basilicata che vantava di avere 10 giocatori argentini tra i titolari. Ai lucani (che di lucano non avevano quasi niente...) noi rispondemmo con 8 undicesimi monteneresi, più il resto in panchina!
Non è stato certo un caso il fatto che nello stesso anno, la squadra Juniores guidata da Mister Fabio De Risio abbia vinto il titolo regionale di categoria!
Il capitano Nicola Gentile alza al cielo il trofeo
vinto dalla squadra Juniores
Ogni serio progetto dove gli obiettivi non vengono preposti ad ogni costo alle persone che lo portano avanti, dove cioè il fine non giustifica i mezzi, porta i suoi frutti. In questo caso è stato raggiunto il massimo traguardo possibile ma anche nel caso di mancata vittoria nella finale o nella semifinale o anche nella finale regionale sarebbe stata una grande annata.
Sono pienamente convinto che l'analisi dei risultati vada fatta sempre in base al livello di qualità raggiunto dalla squadra nel suo insieme, non soltanto sull'esito finale del torneo disputato. E questo vale tanto per il calcio quanto per la scuola, per il lavoro, per la vita!
L'intero paese in festa!
E a tal proposito, parole più appropriate non possono non essere quelle che Fabio De Risio utilizzò per descrivere magnificamente le immagini ricordo di quell'anno:
"La storia siamo noi...
Perchè il calcio
non è altro che il
racconto di tante vite!"

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